Dal negozio
SpinFlyStyle, dal 2018: come nascono le nostre esche e le nostre canne

Non perché volevamo fare i costruttori. Perché quello che serviva su questi torrenti, in commercio, non c'era.
Lo spinfly è una tecnica giovane: ha preso piede una quindicina di anni fa, e in Italia fino a cinque o sei anni fa la conoscevano in pochi. Michele Marmentini ha deciso di intraprenderla, impararla e portarla su queste acque.
Poi è arrivato il problema che ha fatto nascere tutto il resto: le esche in commercio andavano bene, ma non erano quelle giuste per le acque dove pescava lui.
SpinFlyStyle è il marchio, nato nel 2018 dall'idea di due amici che avevano cominciato a pescare così — poi è rimasto Michele a portarlo avanti. Tecnica e marchio sono due cose diverse, e vanno tenute separate.
Il problema, prima della soluzione
In Valle Camonica esiste una fascia di acqua che né lo spinning classico né la pesca a mosca riescono a coprire bene.
Sono i torrenti stretti e infrascati: due o tre metri di larghezza, vegetazione che si chiude sopra la testa, pozze che si raggiungono solo da sotto. Lì non c'è spazio per lanciare una coda di topo — servirebbero tre metri liberi dietro la schiena e non ce ne sono trenta centimetri. E l'acqua è troppo poca e troppo trasparente perché un artificiale convenzionale da spinning risulti credibile: la fario lo vede arrivare, capisce cos'è, e si toglie.
Lo spinfly risponde esattamente a questo: ninfe e streamer zavorrati in tungsteno, da 0,8 a 3 grammi, manovrati con attrezzatura da spinning ultraleggero. Presentazione da mosca, precisione di lancio da spinning.
Perché è servito costruirsele
Adottata la tecnica, è arrivato il problema successivo: il materiale giusto non si trovava.
Le grammature erano sbagliate. Quasi tutto quello che si trovava come artificiale zavorrato partiva da 3 o 4 grammi, pensato per il lago o per il fiume grande. Su una pozza da due metri, un 4 grammi arriva sul fondo e ci resta: passa fuori dalla zona utile prima ancora di aver lavorato.
Le azioni erano sbagliate. Una canna da spinning ultraleggero commerciale è progettata per lanciare lontano. Qui non serve lanciare lontano: serve posare a sei metri, con precisione, spesso da sotto e con un lancio laterale. Serve una canna reattiva e sensibile, che manovri un'esca da mezzo grammo e faccia sentire una toccata appena accennata.
Gli artificiali non erano sbagliati in assoluto. Quelli in commercio funzionavano — semplicemente non erano quelli giusti per queste acque. Un artificiale da spinning ha un profilo che dice «sono un pesciolino», e in tre metri d'acqua trasparente su un torrente alpino il pesciolino non è credibile.
Serviva un'altra cosa: un'imitazione da mosca — ninfa o streamer — su un supporto che si possa lanciare con un mulinello.
Dal 2018 Michele ha cominciato a progettare e costruire una propria linea per rispondere a queste tre cose. Sono nate su questi torrenti, per questi torrenti.
Come nasce un'esca
Il punto di partenza non è lo spinning: è la pesca a mosca. Le imitazioni che funzionano sono quelle, e il lavoro consiste nel portarle su un supporto che si possa lanciare con un mulinello senza perdere quello che le rende credibili.
Da lì il giro è sempre lo stesso: si pensa, si prototipa, si va a provarla in acqua. Se funziona entra a catalogo e si continua a produrla; se non funziona resta in scatola. Non c'è un ufficio stile: c'è un torrente e una stagione di prove.
Negli ultimi due o tre anni la linea si è chiusa. Le esche che trovi a catalogo coprono ormai tutte le situazioni — grammature molto leggere per l'acqua bassa e trasparente, grammature più pesanti per la corrente e per il fondo, e le imitazioni di superficie. Non serve aggiungerne altre: quelle sono le definitive, e il lavoro adesso è produrle, non inventarne.
E come nasce una canna
Le canne sono un'altra storia, perché costruire un'esca e costruire una canna sono due mestieri diversi.
Pensate e disegnate qui, costruite con chi le sa costruire. Michele Marmentini ha portato le indicazioni — azione, lunghezza, sensibilità in punta, cosa deve fare quella canna su una pozza larga sei metri — e un rod builder ha messo l'esperienza per farle diventare reali. Nei due sensi: ha ascoltato le indicazioni, e ha dato i suoi consigli su cosa tecnicamente stava in piedi e cosa no.
Ne sono uscite due serie, che non fanno lo stesso lavoro:
- una di alta gamma, per chi la micro-esca la gestisce già e vuole sentire tutto quello che succede in punta
- una di fascia media, specifica per lo spinfly, che però funziona bene anche per il light spinning ed è quella che consigliamo a chi comincia
Per modelli, misure e prezzi la strada è una sola: scrivici o passa in negozio a Cedegolo. Sono canne da provare in mano, non da scegliere da una scheda tecnica.
Cosa significa per te
Se vieni a un'uscita, sono le stesse che ti mettiamo in mano. Non ti diamo attrezzatura generica di cortesia: ti diamo quella che usiamo noi, su acque per cui è stata costruita.
Se ti interessa provarle, il posto è il negozio a Cedegolo. Le vediamo insieme e ti diciamo qual è la grammatura giusta per il tratto che hai in mente — che è la domanda che conta più della marca.
Se sei un pescatore esperto, la sessione tecnica dedicata allo spinfly è quella che ci chiedono più spesso. È anche il motivo per cui certe persone vengono in valle apposta.
Cosa portare e cosa mettiamo noi
Una cosa sull'etica
Vale la pena dirla, perché una linea di artificiali e una filosofia no-kill sembrano in tensione e non lo sono.
Tutti gli artificiali della linea si usano con amo singolo senza ardiglione. Non è una concessione: è la condizione perché il rilascio funzioni davvero. Un pesce slamato in due secondi e rimesso in acqua senza uscire dal guadino è un pesce che sopravvive.
Sulle nostre uscite in acqua libera si rilascia tutto, sempre, senza eccezioni.
Vuoi provarle sull'acqua per cui sono nate?
Fishing Experience Valle Camonica — Avanzini dal 1950
Via Nazionale 16, 25051 Cedegolo (BS) · +39 345 9072749


